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I laureati in medicina immatricolati dal 1980 al 1984 hanno diritto a una nuova prova attitudinale per l’iscrizione all’albo degli odontoiatri.

Il ministero della Salute deve dunque indire un nuovo esame poiché la norma che prevedeva l’inclusione all’albo per i laureati abilitati non aveva fissato scadenze per presentare la domanda. Il Tar Lazio (sentenza n. 8857/09, depositata il 15 ottobre) ha così accolto il ricorso di un neo-dottore sul silenzio-rifiuto serbato dalle amministrazione sull’istanza di predisporre il test attitudinale per l’iscrizione all’albo degli odontoiatri di Reggio Calabria.

Il 31 luglio 2008 l’Ordine reggino rende nota al medico, iscritto dal 1988 ex legge 409/85, la cancellazione dall’albo degli odontoiatri. A settembre il dottore produce un’istanza-diffida volta a far indire una nuova prova attitudinale per l’iscrizione all’albo, ma la richiesta cade nel vuoto. Il medico si rivolge al Tar, impugnando il silenzio delle amministrazioni intimate (ministeri della salute e dell’istruzione, ordine di Reggio Calabria) deducendo un doppio profilo di censura: violazione degli articoli 3 e 97 della costituzione e del Dlgs 386/1996 nonché eccesso di potere per sviamento. Continua »

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In Europa il 69% dei professionisti è rappresentato da donne, in Italia solo il 23%. Facendo riferimento ai dati del centro studi Fnomceo, le giovani odontoiatre raggiungono per numero i colleghi maschi, ma vivere la professione dal punto di vista dei camici rosa continua a essere più difficile che per gli uomini.

Come per la medicina, anche la professione di odontoiatra si sta colorando di rosa. Se per raggiungere il pareggio tra il numero di iscritti uomini e donne all’albo degli odontoiatri ci vorrà almeno qualche decennio, l’inversione di tendenza è già incominciata. Dai dati forniti dal centro studi della Fnomceo sugli iscritti al marzo 2009 ai vari albi provinciali degli odontoiatri, notiamo come tra gli odontoiatri con meno di 29 anni la parità tra uomini e donne sia una realtà: 787 i maschietti censiti contro 783 femminucce.
Ma gli stessi dati ci dicono che oggi le donne sono in nettissima minoranza, il 23,1% degli iscritti: 12.874 contro 42.822 maschi.
Una professione, quella di dentista che – come molte altre – fino agli anni Sessanta sembrava non “interessare” le signore. Infatti, se si scorrono i dati della Federazione, si nota come le dentiste over 59 sono solamente 544 contro 6.575 uomini. Dal punto di vista anagrafico, il gruppo più nutrito di iscritte ai vari albi provinciali vanno dai 24 ai 49 anni (8.127).

Territorialmente parlando, è il Molise la regione che registra la più alta percentuale di donne dentiste (36,3%), seguita dalla Sardegna (29,1%) e dall’Emilia Romagna (27,4%). La classifica delle regioni con la percentuale di professioniste iscritte più bassa vede la Campania al primo posto (17,1%), seguita dalla Valle d’Aosta (19%) e dal Veneto (19,7%).
Considerando invece il solo numero delle iscritte (senza rapportarlo con il numero totale degli iscritti nei vari albi provinciali) le regioni che annoverano in assoluto più odontoiatre sono: la Lombardia (2.127), il Lazio (1.416) e l’Emilia Romagna (1.159). Le regioni con meno iscritte invece sono la Valle d’Aosta (15), il Molise (57) e la Basilicata (85).
A livello europeo la situazione è diversa. Il 69% dei professionisti sembra essere donna, condizionale d’obbligo visto che i dati non sono poi così certi stando a quanto ci dice la dottoressa croata Vesna Barac (coordinatrice del gruppo di lavoro ERO Women in dentistry che sta cercando di mappare la situazione) per via della difficoltà di reperirli. Continua »